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Archivio per categoria: Giurisprudenza

La Cassazione conferma l’inibitoria sull’area a caldo dell’ex ILVA di Taranto

2 Novembre 2026/in Giurisprudenza

Cass. civ., Sez. Un., 29 ottobre 2026, n. 28087

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 28087 del 29 ottobre 2026, confermano lo stop all’attività produttiva dell’area a caldo di Taranto. Il ricorso rigettato era stato proposto avverso il provvedimento del Tribunale di Milano, che aveva a sua volta confermato l’accoglimento dell’azione inibitoria collettiva ex art. 840-sexiesdecies c.p.c. promossa da alcuni cittadini residenti a Taranto, ordinando la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico pugliese. Tale sospensione è stata disposta al fine di eliminare il pregiudizio alla salute individuale e collettiva derivante dalle emissioni, ordinando alle società resistenti il completamento delle operazioni entro 90 giorni, subordinando la ripresa dell’attività alla rimozione integrale dell’amianto residuo e alla riconduzione delle emissioni di polveri sottili entro i limiti di sicurezza.

Si tratta di una decisione che va oltre il destino dello stabilimento simbolo della siderurgia italiana. Per decenni Taranto ha infatti vissuto il conflitto tra produzione, lavoro e salute. Si trattava di una falsa contrapposizione come la bella e storica sentenza della Cassazione dimostra con assoluta chiarezza. La conferma dell’inibitoria costituisce un passaggio fondamentale: la tutela dell’ambiente incide direttamente sulla possibilità di esercitare l’attività economica, anche quando sono in gioco un grande impianto industriale e rilevanti interessi occupazionali. Le Sezioni Unite riconoscono quindi la coerenza dell’inibitoria con il principio di precauzione e il rispetto della proporzionalità. Nella valutazione pesa anche il protrarsi della vicenda: gli anni trascorsi non sono uno sfondo neutro, perché prolungano l’esposizione al rischio e rendono più urgente la protezione.

Il futuro di Taranto comincia dal diritto di viverci e dalla speranza che va restituita alle nuove generazioni.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/11/11_exec-4b6bdc98-b005-4abd-a56b-a5070a592dfc.jpg 1024 1536 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-11-02 15:29:022026-11-02 15:29:02La Cassazione conferma l’inibitoria sull’area a caldo dell’ex ILVA di Taranto

Sulla responsabilità penale del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

2 Novembre 2026/in Giurisprudenza

Cass. Pen., Sez. IV, 10 ottobre 2026, n. 35771

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 10 ottobre 2026, ha confermato la condanna per omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche, a carico del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) esterno di un’azienda, a seguito di un infortunio mortale occorso a un lavoratore precipitato da un trabattello urtato da un carrello elevatore in manovra.

I giudici di legittimità hanno statuito che il RSPP, pur essendo privo di poteri gestionali, decisionali o di spesa, assume uno specifico obbligo giuridico di diligenza nell’esercizio della sua funzione consultiva e risponde a titolo di cooperazione colposa se l’evento è riconducibile a una situazione di rischio interferenziale che egli aveva il dovere di conoscere e segnalare preventivamente al datore di lavoro o al suo delegato. Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto decisiva l’omessa segnalazione dell’obbligo di redigere il DUVRI per i lavori in appalto, precisando che il dovere di attivazione e consulenza del RSPP scatta già nella fase preparatoria dell’affidamento, non appena acquisiti gli elementi essenziali sui rischi (nella specie, l’uso di trabattelli in un’area con traffico di carrelli), senza che sia necessaria la comunicazione della data formale ed esatta di avvio del cantiere. La pronuncia ha infine chiarito che l’esenzione dalla redazione del DUVRI per lavori stimati in meno di cinque uomini-giorno non è applicabile qualora il rischio di caduta dall’alto sia specificamente aggravato dalle condizioni ambientali del luogo di lavoro, rigettando così integralmente il ricorso e ribadendo la piena responsabilità penale del RSPP per l’omessa collaborazione tecnica alla prevenzione del rischio.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/11/09_exec-c81548cf-6759-4994-981a-576ef003fb6c.jpg 1024 1536 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-11-02 15:27:202026-11-02 15:27:20Sulla responsabilità penale del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Abusiva reiterazione di contratti a termine nel pubblico impiego: la stabilizzazione non esclude il risarcimento del danno

2 Novembre 2026/in Giurisprudenza

Cass. civ., sez. lav., 9 ottobre 2026, n. 26493

Con sentenza del 9 ottobre 2026, la Corte di Cassazione ha delineato i nuovi confini del risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione di contratti a termine nel pubblico impiego, pronunciandosi sull’impatto del recente art. 12 del d.l. n. 131/2024 (convertito in l. n. 166/2024). Accogliendo il ricorso di un lavoratore impiegato per anni con contratti a tempo determinato presso un comune, i giudici di legittimità hanno statuito che la nuova formulazione dell’art. 36, c. 5, del d.lgs. n. 165/2001 costituisce ius superveniens di immediata applicazione per tutte le controversie pendenti, inclusi i giudizi di rinvio.

La pronuncia in commento segna il superamento del precedente filone giurisprudenziale che attribuiva un’efficacia integralmente sanante e satisfattiva alla successiva stabilizzazione del precario. Per allineare l’ordinamento italiano ai dettami della Corte di Giustizia UE e rispondere alle procedure di infrazione comunitarie, la Suprema Corte ha chiarito che l’immissione in ruolo non sostituisce né preclude la misura risarcitoria per il pregresso abuso, ma si affianca semplicemente ad essa. Pertanto, il giudice deve riconoscere al lavoratore un’indennità compresa tra un minimo di quattro e un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR, potendo valorizzare l’avvenuta stabilizzazione unicamente come criterio di quantificazione dell’importo all’interno di tale forbice legale, unitamente alla gravità della violazione, al numero di contratti e alla durata del rapporto. Nella medesima decisione, la Cassazione ha invece respinto le pretese del ricorrente inerenti alle differenze retributive per mansioni, scatti di anzianità e progressioni, giudicandole implicitamente rinunciate poiché omesse nell’atto di riassunzione in appello, il quale era stato circoscritto alla sola domanda risarcitoria.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/11/08_exec-86e61136-c3e0-43d4-8cad-fcfecd5b7946-e1793626185200.jpg 961 1442 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-11-02 15:26:562026-11-02 15:26:56Abusiva reiterazione di contratti a termine nel pubblico impiego: la stabilizzazione non esclude il risarcimento del danno

In caso di TFR non versato all’INPS il lavoratore può insinuarsi al passivo

2 Novembre 2026/in Giurisprudenza

Cass. civ., Sez. Un., 7 ottobre 2026, n. 26356

Con la sentenza n. 26356 del 7 ottobre 2026, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto un contrasto relativo alle quote di TFR che i datori di lavoro con almeno cinquanta dipendenti sono tenuti a versare, dal 1° gennaio 2007, al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS.

Il problema nasce quando l’impresa non versa quelle somme e viene successivamente sottoposta a liquidazione giudiziale. Secondo le Sezioni Unite, il TFR conserva la propria natura di retribuzione differita. L’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria non elimina la titolarità passiva dell’obbligazione in capo al datore di lavoro. Di conseguenza, il lavoratore può chiedere l’ammissione al passivo della procedura concorsuale per le quote maturate e non versate. La Corte chiarisce anche il passaggio successivo: ottenuta l’ammissione del credito allo stato passivo, il lavoratore può rivolgersi al Fondo di garanzia INPS per ottenerne il pagamento sostitutivo, ricorrendone i presupposti.

È una decisione di grande rilievo, perché chiarisce che il lavoratore non perde la possibilità di far valere il proprio credito nei confronti del datore insolvente soltanto perché la legge prevedeva il versamento delle quote al Fondo di Tesoreria. La sentenza consente quindi di ricostruire con maggiore certezza il percorso di tutela del lavoratore.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/11/07_exec-cecad49e-7a56-45be-9e88-dbe13972f79d.jpg 1024 1536 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-11-02 15:26:432026-11-02 15:26:43In caso di TFR non versato all’INPS il lavoratore può insinuarsi al passivo

Previdenza complementare: i contributi omessi non hanno tutti lo stesso privilegio

2 Novembre 2026/in Giurisprudenza

Cass. civ., Sez. Un., 7 ottobre 2026, n. 26355

Con la sentenza n. 26355 del 7 ottobre 2026, le Sezioni Unite hanno affrontato questione riguardante i contributi datoriali non versati alla previdenza complementare. Il caso nasceva dal mancato versamento di somme destinate a un fondo di previdenza complementare relativo al settore delle costruzioni.

La Corte ha distinto tre componenti nelle motivazioni della decisione.

Le somme trattenute al lavoratore per essere versate alla previdenza complementare e gli accantonamenti di TFR maturando destinati al fondo pensione conservano natura retributiva. Per tali crediti trova quindi applicazione il privilegio previsto dall’art. 2751-bis, n. 1, del Codice civile.

Diversa è la posizione dei contributi alla previdenza complementare posti direttamente a carico del datore di lavoro. Secondo le Sezioni Unite, questi crediti non hanno natura retributiva e non sono assistiti dallo specifico privilegio riconosciuto ai crediti di lavoro dalla disposizione citata.

La distinzione può avere conseguenze economiche decisive nelle procedure concorsuali. Quando il patrimonio disponibile non è sufficiente a soddisfare tutti i creditori, la qualificazione di un credito come privilegiato oppure chirografario incide sulle possibilità concrete di recupero. La pronuncia chiarisce che non basta la destinazione previdenziale di una somma per attribuirle automaticamente la natura di credito retributivo privilegiato.

Questo non significa che il contributo datoriale alla previdenza complementare non sia dovuto. Significa che non gode, per tale sola ragione, dello specifico privilegio previsto per i crediti retributivi.

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La genuinità del distacco richiede uno specifico interesse del datore distaccante

2 Novembre 2026/in Giurisprudenza

Cass. civ., sez. lav., 30 settembre 2026, n. 26009.

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 30 settembre 2026, ha rigettato il ricorso di una cooperativa confermando la riqualificazione di un fittizio “distacco per formazione” in una somministrazione illecita di manodopera. I giudici hanno accertato l’assenza di un genuino interesse formativo o produttivo del distaccante, evidenziando che i lavoratori erano interamente inseriti nell’organizzazione dell’impresa utilizzatrice, la quale esercitava il potere direttivo esclusivo con lo scopo di alleggerire i propri costi del personale ed esternalizzare le attività produttive. La decisione ha inoltre valorizzato l’assenza di percorsi formativi specifici, la mancanza di tutor aziendali e l’emissione di fatture per importi superiori al mero costo del lavoro, mascherate da fatture di conguaglio emesse solo a seguito dell’accesso ispettivo. Rigettando tutti i motivi di ricorso in quanto inammissibili o infondati tentativi di riesaminare il materiale probatorio e il merito fattuale della vicenda, la Suprema Corte ha ribadito la legittimità delle sanzioni irrogate dall’Ispettorato del Lavoro.

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Prof.Avv.
Pasqualino Albi

Pasqualino Albi è professore ordinario di diritto del lavoro nel dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa e avvocato giuslavorista. È autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche in materia di diritto del lavoro, fra le quali tre monografie.

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