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Archivio per categoria: Giurisprudenza

Le prime due sentenze sulla partecipazione gestionale nel vigore della l. n. 76/2025

28 Luglio 2026/in Giurisprudenza

Trib. Roma, 14 luglio 2026

Trib. Rieti, 22 luglio 2026

Il Tribunale di Roma, rigettando il ricorso presentato da una organizzazione sindacale, ha avuto modo di pronunciarsi per la prima volta su un caso di partecipazione gestionale. La controversia originava infatti dall’unica esperienza partecipativa nell’ordinamento italiano, in cui sia stata prevista l’inserzione di un rappresentante dei lavoratori nel Consiglio di Amministrazione della società. Nel caso di specie si tratta di una società a controllo pubblico del Comune di Rieti che aveva già introdotto unilateralmente, con una mera modifica statutaria, tale forma di partecipazione organica prima dell’approvazione della legge n. 76/2025. Entrata in vigore la legge sulla partecipazione dei lavoratori la società ha introdotto un regolamento elettorale in accordo solo con alcune organizzazioni sindacali. Sui potenziali profili di discriminatorietà dei requisiti per l’elettorato passivo (anzianità, permessi, distacco, pensionamento nel corso del mandato etc.) fissati da tale regolamento si è concentrato il ricorso ex art. 28, d. lgs. n. 150/2011 presentato dal sindacato, che è stato rigettato dal giudice di Roma, il quale ha escluso la sussistenza del carattere discriminatorio dei suddetti limiti del regolamento elettorale.

Il Tribunale di Rieti invece, sempre con riferimento alla medesima vicenda, ha accolto un ricorso ex art. 28 Stat. Lav. dichiarando l’antisindacalità della condotta datoriale consistente nella determinazione unilaterale del già citato regolamento elettorale, non fatto oggetto di contrattazione collettiva – come invece è previsto dall’art. 4, c. 2 della legge cit. – ma soltanto inviato dalla società alle categorie delle organizzazioni sindacali con la mera richiesta di pareri e osservazioni.

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Licenziamenti nelle piccole imprese: inammissibile secondo la Consulta la questione di costituzionalità sul tetto all’indennità

28 Luglio 2026/in Giurisprudenza

Corte cost., 17 luglio 2026, n. 131

La Corte costituzionale, con l’ordinanza n. 131 depositata il 17 luglio 2026, ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa all’articolo 9, comma 1, d. lgs. n. 23/2015, nella parte in cui prevedeva il limite massimo di sei mensilità per l’indennità spettante in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese.

La Corte ha rilevato che la questione – sollevata dal Tribunale di Padova – era ormai priva di oggetto, essendo il tetto risarcitorio già stato dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 118 del 2025. L’ordinanza conferma così gli effetti della precedente pronuncia, che ha eliminato il limite massimo per consentire al giudice di determinare un’indennità maggiormente adeguata alle peculiarità del caso concreto e alla funzione compensativa e deterrente della tutela.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/07/7-1.png 768 768 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-07-28 14:28:362026-07-28 14:28:36Licenziamenti nelle piccole imprese: inammissibile secondo la Consulta la questione di costituzionalità sul tetto all’indennità

Accordo di prossimità: condotta antisindacale se sottoscritto con un sindacato non comparativamente maggiormente rappresentativo

28 Luglio 2026/in Giurisprudenza

Trib. Genova, 19 marzo 2026

Il Tribunale conferma anche nel giudizio di opposizione il decreto che aveva accolto il ricorso ex art. 28 Stat. Lav. relativo al caso di un’impresa che, durante la trattativa in corso con il sindacato ricorrente, e senza alcuna informazione preventiva, aveva deciso di applicare un diverso CCNL e aveva nel contempo sottoscritto con un altro sindacato un accordo integrativo di prossimità ex art. 8 d.l. 138/2011. Premessa l’antisindacalità della più generale condotta tenuta dal datore di lavoro – e consistita nella totale estromissione del sindacato ricorrente dalla procedura di informazione, consultazione e confronto circa la decisione di sostituire il CCNL applicato – il Tribunale accerta anche che nel caso di specie il datore di lavoro non aveva provato il carattere comparativamente più rappresentativo di del sindacato con cui aveva sottoscritto l’accordo di prossimità (UGL) rispetto alle associazioni confederali di settore, in particolare rispetto alla Filcams, risultando anzi il contrario dai dati disponibili (a tal fine valorizza in particolare i dati risultanti dall’Archivio CNEL sulla contrattazione collettiva). L’avere sottoscritto con UGL un accordo qualificato di “prossimità”, riconoscendole un requisito di rappresentatività inesistente unicamente per sottoscrivere intese al ribasso rispetto a quelle stipulabili da un soggetto comparativamente maggiormente rappresentativo, integra secondo il giudice un’illegittima forma di sostegno ad un’organizzazione sindacale, vietata dall’art. 14 dello Stat. Lav. a tutela dell’indipendenza e della libertà sindacale.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/07/6.png 768 1408 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-07-28 14:28:142026-07-28 14:28:14Accordo di prossimità: condotta antisindacale se sottoscritto con un sindacato non comparativamente maggiormente rappresentativo

È antisindacale anche lo spostamento interno all’unità produttiva del dirigente sindacale

28 Luglio 2026/in Giurisprudenza

Trib. Roma, 29 aprile 2026

Il Tribunale di Roma ha riconosciuto che anche un semplice spostamento interno di un dirigente sindacale – pur non configurando un trasferimento ai sensi dell’art. 22 St. lav. – può integrare condotta antisindacale ex art. 28 St. lav. quando ostacola in concreto l’esercizio dell’attività sindacale.

Nel caso esaminato, il Ministero dell’Università e della Ricerca aveva spostato una dirigente sindacale dal Gabinetto alla sede dell’Amministrazione centrale, all’interno della stessa struttura amministrativa. Il Giudice ha escluso che si trattasse di un vero “trasferimento” in senso tecnico (non essendovi cambio di unità produttiva) e quindi altresì che fosse necessario il preventivo nullaosta del sindacato ex art. 22 Stat. Lav., ma ha ritenuto che lo spostamento avesse comunque inciso negativamente sull’attività sindacale: la dirigente era l’unica RSU del sindacato cui aderiva nel Gabinetto, l’accesso agli uffici richiedeva autorizzazioni, e il nuovo assetto rendeva più difficile il contatto con il personale rappresentato.

Da ciò la conclusione: anche un trasferimento interno può essere censurato ex art. 28 St. lav. se comporta un ostacolo – anche solo potenziale – all’attività sindacale.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/07/5-e1785246974229.png 710 1100 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-07-28 14:27:362026-07-28 14:27:36È antisindacale anche lo spostamento interno all’unità produttiva del dirigente sindacale

In caso di reintegrazione sorge il diritto del datore di lavoro alla restituzione dell’indennità sostitutiva del preavviso

28 Luglio 2026/in Giurisprudenza

Cass., 28 giugno 2026, n. 22187

Nel giudizio di opposizione al precetto relativo alla parte non corrisposta dell’indennità risarcitoria dovuta in forza di una sentenza di condanna alla reintegrazione, la società datrice aveva sostenuto che l’importo richiesto dal lavoratore corrispondesse all’indennità sostitutiva del preavviso già versata al momento del licenziamento, da opporre quindi in compensazione. I giudici di merito avevano respinto tale tesi, ritenendo che il controcredito avrebbe dovuto essere fatto valere nel giudizio di impugnazione del licenziamento e che, essendo relativo a un fatto precedente alla formazione del titolo esecutivo, non potesse incidere su di esso in quanto non opponibile a causa della preclusione del giudicato.

La Cassazione chiarisce invece che il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso presuppone la cessazione del rapporto di lavoro e risulta incompatibile con la sua riattivazione mediante reintegrazione. È proprio la reintegrazione, e la ricostituzione del rapporto di cui è causa, a far sorgere il diritto del datore alla restituzione dell’indennità di preavviso, sicché tale credito – essendo logicamente e temporalmente successivo alla formazione del titolo che ha ricostruito il rapporto – può essere fatto valere anche in compensazione nell’ambito dell’opposizione all’esecuzione forzata promossa dal lavoratore.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/07/3.png 768 1408 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-07-28 14:27:222026-07-28 14:27:22In caso di reintegrazione sorge il diritto del datore di lavoro alla restituzione dell’indennità sostitutiva del preavviso

Se manca la contestazione dell’illecito disciplinare si applica la tutela reintegratoria

28 Luglio 2026/in Giurisprudenza

Cass., 1° giugno 2026, n. 17208

La Cassazione, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano disposto la reintegrazione del lavoratore, chiarisce che un licenziamento disciplinare intimato senza alcuna preventiva contestazione degli addebiti non integra una semplice violazione dell’art. 7 dello Statuto dei lavoratori – che, nel regime del d. lgs. n. 23/2015, condurrebbe all’applicazione della sola tutela indennitaria – bensì determina l’assoluta inesistenza del procedimento disciplinare. Nel ribadire tale suo consolidato orientamento, sviluppato però principalmente con riguardo all’art. 18 Stat. Lav., la Corte rileva che la mancanza, accertata in fatto nel giudizio di merito, della contestazione equivale per analogia alla inesistenza del fatto contestato e dell’intero procedimento – e non solo alla violazione delle norme che lo disciplinano – con la conseguente applicazione della tutela reintegratoria attenuata prevista ex art. 3, c. 2, d. lgs. n. 23/2015.

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Prof.Avv.
Pasqualino Albi

Pasqualino Albi è professore ordinario di diritto del lavoro nel dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa e avvocato giuslavorista. È autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche in materia di diritto del lavoro, fra le quali tre monografie.

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