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Archivio per categoria: Giurisprudenza

Legittimazione ad agire del sindacato per le dichiarazioni discriminatorie del datore di lavoro

19 Maggio 2026/in Giurisprudenza

Trib. Trento 27 aprile 2026

Il Tribunale di Trento ha accolto il ricorso proposto da una organizzazione sindacale che chiedeva l’accertamento del carattere discriminatorio di una serie di dichiarazioni pubbliche rese attraverso social network e alcuni media da un noto chef stellato e aventi ad oggetto l’orientamento politico e sessuale dei lavoratori impiegati nel settore della ristorazione, anche con riguardo a criteri discriminatori utilizzati ai fini dell’assunzione.

In via preliminare ha accertato la sussistenza della contestata legittimazione attiva del sindacato a proporre un ricorso ex art. 28, d. lgs. n. 150/2011 per domandare l’accertamento del carattere discriminatorio delle dichiarazioni rese dal datore di lavoro. Ad avviso del Giudice infatti, il legislatore ha inteso attribuire la legittimazione attiva in tali controversie in materia di discriminazione alle organizzazioni sindacali rappresentative del diritto o dell’interesse leso, non solo quando le stesse agiscano a tutela di discriminazioni perpetrate a danno di soggetti individuabili, ma anche in presenza – come nel caso di specie – di discriminazioni collettive ai danni di soggetti non individuabili in modo diretto ed immediato.

Nel merito, il Giudice ha qualificato le dichiarazioni come discriminazione indiretta dotata di effetto dissuasivo all’accesso al mercato del lavoro, indipendentemente dall’esistenza di una procedura selettiva in corso, in conformità alla giurisprudenza della CGUE. La libertà di espressione del datore di lavoro non è assoluta e trova un limite nella parità di trattamento in materia di occupazione. Il Tribunale ha quindi condannato la parte convenuta al pagamento di un risarcimento al sindacato e alla pubblicazione a proprie spese del provvedimento su un quotidiano nazionale.

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La Consulta dichiara incostituzionale la legge toscana sul salario minimo negli appalti pubblici

19 Maggio 2026/in Giurisprudenza

Corte costituzionale 30 aprile 2026, n. 60

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 60 del 30 aprile 2026, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 1 della legge della Regione Toscana n. 30 del 2025, che prevede l’introduzione nei bandi di gara della Regione e dei suoi enti strumentali di un criterio premiale consistente nell’applicazione di un trattamento economico minimo orario non inferiore a nove euro lordi. La disposizione, impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri, viola la competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza, di cui all’articolo 117, comma 2, lettera e), della Costituzione.

La Consulta ha chiarito che, pur non potendo la tutela della concorrenza giustificare un’automatica sottrazione di qualsiasi materia alla competenza legislativa regionale, nel settore dei contratti pubblici l’uniformità della disciplina costituisce un requisito essenziale, poiché normative regionali differenziate rischierebbero di creare dislivelli regolatori e barriere territoriali. Sebbene la materia intersechi interessi quali la protezione sociale, la tutela dei lavoratori e la sostenibilità ambientale, spetta al legislatore statale definire il bilanciamento tra concorrenza e altri interessi pubblici. Nel caso esaminato, il modello del rinvio alla contrattazione collettiva qualificata previsto dall’art. 11 del Codice dei contratti pubblici (d. lgs. n. 36/2023) rappresenta l’equilibrio attuale voluto dal legislatore statale. La disposizione regionale toscana quindi, introducendo un criterio premiale in grado di influenzare l’esito delle gare e la partecipazione degli operatori economici, si discosta da tale equilibrio e incide sulla concorrenzialità del mercato, risultando pertanto in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2020/09/240_F_214874828_79AQdM9OIyStoBFtYqSVmvrfv4TU5Vd2-e1615039119754.jpg 240 359 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-05-19 12:02:112026-05-19 12:02:11La Consulta dichiara incostituzionale la legge toscana sul salario minimo negli appalti pubblici

Non è abusiva la reiterazione delle missioni se il lavoratore è assunto a tempo indeterminato dall’Agenzia di somministrazione

19 Maggio 2026/in Giurisprudenza

Trib. Brescia, 14 aprile 2026

Il Tribunale di Brescia, con sentenza del 14 aprile 2026, ha integralmente rigettato il ricorso di un lavoratore somministrato a tempo indeterminato presso un’agenzia, il quale aveva svolto missioni continuative presso la stessa azienda utilizzatrice per oltre tre anni e chiedeva l’accertamento della nullità della somministrazione per mancanza del requisito di temporaneità e la costituzione di un rapporto di lavoro diretto a tempo indeterminato con l’utilizzatore.

Il giudice ha accolto l’eccezione di decadenza parziale sollevata dalla società convenuta, rilevando che il lavoratore aveva impugnato solo l’ultimo contratto con una comunicazione del 28 febbraio 2025, senza tempestivamente contestare i contratti precedenti ai sensi dell’art. 32 l. n. 183/2010.

Tuttavia, valutando comunque l’intera sequenza contrattuale per verificare un eventuale abuso, ha ritenuto legittima la somministrazione alla luce del regime transitorio vigente fino al 30 giugno 2025, che escludeva dal computo dei 24 mesi massimi le missioni dei lavoratori assunti a tempo indeterminato dall’agenzia precedenti al 12 gennaio 2025, circostanza che impediva di trasformare il rapporto in un’assunzione diretta.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/09/contratti-di-appalto.jpg 832 1472 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-05-19 12:01:042026-05-19 12:01:04Non è abusiva la reiterazione delle missioni se il lavoratore è assunto a tempo indeterminato dall’Agenzia di somministrazione

È ritorsivo il licenziamento del lavoratore che si oppone al lavoro straordinario

19 Maggio 2026/in Giurisprudenza

Cass. civ., sez. lav., 11 maggio 2026, n. 13711

Un lavoratore era stato licenziato per presunta negligenza, insubordinazione e scarsa disponibilità alla flessibilità oraria, ma i giudici di merito avevano accertato che la contestazione disciplinare era del tutto generica e priva di condotte specifiche, mentre era emerso che l’azienda faceva un uso eccessivo del lavoro straordinario per esigenze continuative, in violazione del contratto collettivo. Il lavoratore si era legittimamente opposto a tali richieste e, in seguito alle sue rimostranze, era stato licenziato. La Cassazione ha ritenuto legittimo il ricorso alle presunzioni operato dalla Corte territoriale per dimostrare l’intento ritorsivo, osservando che la genericità della contestazione, l’insussistenza dei fatti addebitati e l’insofferenza datoriale verso le legittime pretese del dipendente costituivano elementi indiziari gravi, precisi e concordanti ai fini dell’accertamento della ritorsività del recesso e alla conseguente dichiarazione di nullità.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/07/udienza-trattazione-scritta.jpg 832 1472 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-05-19 11:59:332026-05-19 11:59:33È ritorsivo il licenziamento del lavoratore che si oppone al lavoro straordinario

La Corte di Giustizia dell’Ue sul requisito di 10 anni di residenza per accedere al Reddito di Cittadinanza

19 Maggio 2026/in Giurisprudenza

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, 7 maggio 2026, C-747/22

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza del 7 maggio 2026, ha dichiarato che gli articoli 26 e 29 della direttiva 2011/95/UE in materia di attribuzione di protezione internazionale ostano alla normativa italiana che subordina la concessione del reddito di cittadinanza ai cittadini di paesi terzi beneficiari di protezione sussidiaria al requisito di aver risieduto in Italia per almeno dieci anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, anche se tale requisito è imposto anche ai cittadini italiani.

La Corte ha infatti ritenuto che tale condizione costituisca una discriminazione indiretta nei confronti dei beneficiari di protezione sussidiaria, in quanto riguarda essenzialmente gli stranieri ed è più difficile da soddisfare per questi ultimi rispetto ai cittadini nazionali, senza che sia obiettivamente giustificata da esigenze legittime come il radicamento territoriale o la sostenibilità finanziaria della misura. Il reddito di cittadinanza, pur avendo una natura composita (assistenza sociale e sostegno all’occupazione), rientra pienamente nell’ambito di applicazione della direttiva, che garantisce la parità di trattamento in materia di accesso all’occupazione e assistenza sociale, senza che gli Stati membri possano aggiungere restrizioni non previste.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/12/7.png 332 330 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-05-19 11:53:052026-05-19 11:53:05La Corte di Giustizia dell’Ue sul requisito di 10 anni di residenza per accedere al Reddito di Cittadinanza

La Cassazione si pronuncia sulla tutela del lavoratore caregiver di familiare disabile

28 Aprile 2026/in Giurisprudenza

Cass. civ., sez. lav., 10 aprile 2026, n. 9104

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una lavoratrice caregiver che assiste il figlio gravemente disabile, cassando la decisione della Corte d’Appello di Roma che aveva escluso la sussistenza di una discriminazione indiretta da parte del datore di lavoro. In particolare, la Suprema Corte, conformandosi ai principi espressi dalla Corte di Giustizia UE nella causa C-38/24 – da essa stessa incidentalmente interpellata e pronunciatasi l’11 settembre scorso – ha affermato che il divieto di discriminazione indiretta fondata sulla disabilità si applica anche al lavoratore non disabile che fornisca assistenza essenziale a un figlio con disabilità, e che il datore di lavoro è tenuto ad adottare ragionevoli accomodamenti nei suoi confronti, a meno che ciò non comporti un onere sproporzionato. Nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto erronea la pronuncia d’appello laddove aveva ritenuto sufficienti, quali accomodamenti ragionevoli, provvedimenti meramente temporanei e provvisori (quali l’assegnazione a turni agevolati per brevi periodi), senza valutare la stabilità delle misure necessarie a fronte di una disabilità permanente e senza considerare la disponibilità della lavoratrice a essere adibita a mansioni inferiori. La Corte, nel quadro di una articolata argomentazione, ha precisato che, in particolare, costituiscono discriminazione indiretta: la mancata adozione di soluzioni ragionevoli stabili e non meramente provvisorie; l’equiparazione di situazioni diverse senza considerare le specifiche esigenze del caregiver; il comportamento omissivo del datore di lavoro che non valuti richieste di adibizione a mansioni inferiori.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-28-144950.png 591 1053 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22026-04-28 14:53:002026-04-28 14:53:00La Cassazione si pronuncia sulla tutela del lavoratore caregiver di familiare disabile
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Prof.Avv.
Pasqualino Albi

Pasqualino Albi è professore ordinario di diritto del lavoro nel dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa e avvocato giuslavorista. È autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche in materia di diritto del lavoro, fra le quali tre monografie.

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