Studio Legale Albi - Pisa
  • Home
  • Aree di Attività
    • Consulenza e assistenza giudiziale
    • Formazione giuslavoristica
    • DDR Giuslavoristica
  • Focus on
    • Contrattazione collettiva
    • Pubblicazioni
    • Rassegna Stampa
    • Prassi
    • Giurisprudenza
    • Normativa
    • News ed Eventi
  • Lo Studio
    • Pasqualino Albi
  • Pubblicazioni
  • Contatti
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
  • Home
  • Aree di Attività
    • Consulenza e assistenza giudiziale
    • Formazione giuslavoristica
    • DDR Giuslavoristica
  • Focus on
    • Contrattazione collettiva
    • Giurisprudenza
    • News ed Eventi
    • Normativa
    • Prassi
    • Pubblicazioni
    • Rassegna Stampa
  • Lo Studio
  • Pasqualino Albi
  • Pubblicazioni
  • Contatti

Archivio per categoria: Giurisprudenza

La Corte di giustizia dell’UE e la Direttiva sui salari minimi

17 Dicembre 2025/in Giurisprudenza

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza 11 novembre 2025 (causa C-19/23)

La Corte di giustizia in data 11 novembre 2025 ha emesso una sentenza nella causa proposta dal Regno di Danimarca contro il Parlamento e il Consiglio dell’UE, pronunciandosi sulla validità della Direttiva relativa a salari minimi adeguati nell’Unione europea (Dir. UE 2022/2041), concludendo per la conferma della validità di larga parte della direttiva. Ha infatti respinto la tesi principale della Danimarca, che era stata fatta propria anche delle conclusioni dell’Avvocato Generale presso la CGUE che si era espresso per l’annullamento integrale della direttiva, secondo cui la direttiva sui salari minimi adeguati violerebbe la ripartizione delle competenze fra Unione e Stati membri di cui all’art. 153 TFUE (con particolare riguardo al par. 5 che esclude espressamente dall’intervento legislativo europeo le materie della retribuzione e del diritto di associazione).

Ha infatti affermato l’insussistenza di tale violazione in quanto la direttiva non impone livelli salariali né obbliga gli Stati a introdurre un salario minimo legale, ma si limita a fissare obblighi procedurali e di monitoraggio che non violano il divieto per l’UE di intervenire direttamente in materia di retribuzioni, in particolare promuovendo la contrattazione collettiva e l’adozione di un quadro comune per la fissazione dei salari minimi adeguati.

Ha tuttavia accolto parzialmente il ricorso, annullando alcune parti dell’articolo 5 della direttiva: da un lato il par. 2, che imponeva agli Stati di utilizzare come criteri per stabilire l’adeguatezza dei salari minimi legali almeno i quattro elementi elencati nel paragrafo stesso, e dall’altro il par. 3 che con riferimento ai meccanismi automatici di indicizzazione dei salari minimi legali previsti nei singoli ordinamenti, li condizionava a che l’applicazione di tali meccanismi non comportasse una diminuzione del salario minimo legale. La Corte ha ritenuto che i due paragrafi dell’art. 5 in questione incidessero in modo eccessivo sulla determinazione dei salari, violando così il riparto di competenze suindicato.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/12/7.png 332 330 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22025-12-17 07:20:452025-12-18 10:17:45La Corte di giustizia dell’UE e la Direttiva sui salari minimi

Clausola generica del CCNL e reintegrazione per licenziamento illegittimo

17 Dicembre 2025/in Giurisprudenza

Cass. civ., sez. lav., 6 novembre 2025, n. 29343

La Cassazione annulla con rinvio la sentenza della Corte d’Appello che, pur ritenendo illegittimo il licenziamento disciplinare di un lavoratore per reiterata violazione di una prassi aziendale di controllo del prodotto, aveva applicato la sola tutela indennitaria ex art. 18, comma 5, St. lav.

La Suprema Corte ribadisce che, secondo l’orientamento giurisprudenziale consolidato, quando la condotta addebitata è riconducibile, anche in via generale, a una fattispecie che il contratto collettivo sanziona in modo conservativo, il licenziamento è ingiustificato e deve trovare applicazione la tutela reintegratoria attenuata di cui all’art. 18, comma 4, come riformato dalla legge n. 92/2012. Precisa inoltre che la sussunzione della condotta in clausole collettive generali ed elastiche non si traduce in un giudizio di proporzionalità riservato al giudice, poiché tale valutazione è già operata dall’autonomia collettiva. Nel caso concreto, la Corte d’Appello avrebbe dovuto verificare se la violazione della prassi aziendale potesse qualificarsi come negligenza nell’esecuzione della prestazione ai sensi dell’art. 144, comma 7, lett. c), del CCNL Turismo, al fine di individuare correttamente la tutela applicabile tra quelle previste dall’art. 18, commi 4 e 5, St. lav, ma invece ha “postulato la necessità che la previsione della contrattazione collettiva che punisce l’illecito disciplinare con sanzione conservativa sia tipizzata nel dettaglio, escludendo conseguentemente le disposizioni a contenuto elastico” e d’altro canto neanche ha spiegato “la ragione per cui la violazione da parte del lavoratore di una prassi operativa aziendale non possa configurare una negligenza nell’esecuzione del lavoro sussumibile nel raggio applicativo dell’art. 144, comma 7, lett. c) del CCNL in controversia”.

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2024/07/the-legal-4926021_1280-e1721037581840.jpg 427 640 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22025-12-17 07:18:472025-12-18 10:35:38Clausola generica del CCNL e reintegrazione per licenziamento illegittimo

Anche per i soci di cooperativa la prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro

4 Novembre 2025/in Giurisprudenza

Cass. civ., sentenza 7 ottobre 2025, n. 26958

La Suprema Corte ha esteso ai soci di cooperativa il principio di diritto stabilito già con la sentenza 6 settembre 2022, n. 26246, secondo cui, per tutti i rapporti non assistiti da tutela adeguata contro i licenziamenti illegittimi, come quelli coperti dal riformato apparato sanzionatorio a partire dal 2012, il termine di prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto.

La Corte ha infatti rilevato che anche nella disciplina del rapporto di lavoro del socio lavoratore di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato la tutela dei lavoratori in relazione alla vicenda estintiva del rapporto di lavoro è resa incerta e non predeterminabile a priori, secondo un regime di stabilità, potendo essere applicata al (solo) licenziamento del socio, in ragione del requisito dimensionale, la tutela obbligatoria prevista dalla l. n. 604/1966 o quella variamente delineata dall’art. 18 della l. n. 300/70 nella versione novellata dalla l. n. 92/2012 (sostituita per i nuovi assunti dal d.lgs. n. 23/2015) che non garantisce sempre la stabilità del rapporto, con conseguente applicazione della decorrenza dalla prescrizione dalla fine del rapporto, per la presenza dei presupposti di fatto relativi all’esistenza del metus del lavoratore.

 

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/11/6.jpg 346 614 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22025-11-04 12:30:312025-11-04 12:30:31Anche per i soci di cooperativa la prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro

Sussiste giusta causa di licenziamento se il lavoratore svolge attività extra-lavorativa che comporta il rischio di aggravamento di una patologia sofferta

4 Novembre 2025/in Giurisprudenza

Corte di Cassazione, sentenza 27 ottobre 2025, n. 28367

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un lavoratore che era stato licenziato per giusta causa per aver svolto, quale fitness personal trainer, attività e allenamenti incompatibili con le limitazioni specifiche rispetto alla movimentazione manuale dei carichi che il medico competente aveva accompagnato al suo giudizio di idoneità alle mansioni.

In conformità con precedente giurisprudenza di legittimità la Corte ha ritenuto che anche nel caso di specie l’attività compiuta dal lavoratore in ambito extra-lavorativo, anche se non in costanza di malattia, ha configurato una violazione dei doveri di correttezza e buona fede tale da giustificare il licenziamento laddove – con apprezzamento di merito non sindacabile in sede di legittimità – non sia “compatibile con le sue condizioni fisiche che (abbiano) ridotto la sua capacità lavorativa con rischio di aggravamento delle condizioni stesse”. Ha confermato quindi “il percorso motivazionale seguito dalla Corte territoriale che ha giudicato come gravemente lesiva degli obblighi di fedeltà, correttezza e buona fede un’attività extra-lavorativa, affatto occasionale, potenzialmente idonea a comportare un aggravamento delle patologie sofferte, in presenza di prescrizioni mediche che sconsigliavano talune tipologie di sforzi fisici tanto da determinare una limitazione alla prestazione esigibile dalla società, condotta considerata, sia dal punto di vista soggettivo che oggettivo, tale da compromettere irrimediabilmente l’affidamento datoriale sulla futura corretta funzionalità del rapporto di lavoro”.

 

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/11/8.png 1024 1024 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22025-11-04 12:30:082025-11-04 12:30:08Sussiste giusta causa di licenziamento se il lavoratore svolge attività extra-lavorativa che comporta il rischio di aggravamento di una patologia sofferta

La Cassazione ribadisce la sua posizione sulla qualificazione e sulle tutele dei riders

4 Novembre 2025/in Giurisprudenza

Cass. civ. sez. lav., 31 ottobre 2025, n. 28772.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso proposto dalla datrice di lavoro avverso la sentenza della Corte di Appello di Torino, confermando la decisione della Corte territoriale di qualificare il rapporto dei ciclofattorini del caso di specie come collaborazioni etero-organizzate ai sensi dell’art. 2, d.lgs. n. 81/2015. Nel caso di specie la Corte ha, tra le altre cose, ritenuto non esclusa la natura prevalentemente personale della prestazione dall’uso di un mezzo proprio, poiché tale requisito deve essere inteso come assenza della possibilità di avvalersi di propri ausiliari. La Corte ha infine ampiamente valorizzato – ai fini dell’applicazione della norma di disciplina introdotta nel 2015, volta ad estendere il riconoscimento delle tutele sostanziali del lavoro subordinato a un’area grigia compresa fra autonomia e subordinazione – la sussistenza del requisito dell’etero-organizzazione, ribadendo che possa essere ravvisata etero-organizzazione rilevante ai fini dell’applicazione della disciplina della subordinazione anche quando il committente si limiti a determinare unilateralmente il quando e il dove della prestazione personale e continuativa.

 

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/11/9.jpg 467 700 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22025-11-04 12:07:412025-11-04 12:07:41La Cassazione ribadisce la sua posizione sulla qualificazione e sulle tutele dei riders

L’indennità del dipendente pubblico illegittimamente licenziato deve essere parametrata sulla base retributiva rilevante per il TFR, a prescindere dai diversi emolumenti di fine rapporto previsti

4 Novembre 2025/in Giurisprudenza

Corte cost. 7 ottobre 2025, n. 144

La Corte costituzionale ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Trento con riferimento all’art. 63, c. 2, terzo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 come modificato dall’art. 21, comma 1, lettera a), del d. lgs. 25 maggio 2017, n. 75, assumendo come contraria al principio di uguaglianza la differenziazione – da tale norma prevista – della base retributiva rilevante per l’indennità risarcitoria in caso di licenziamento illegittimo, in ragione dell’emolumento di fine rapporto spettante in concreto al lavoratore al momento del recesso.

La Consulta ha infatti ritenuto che l’intento sotteso alla novella dell’art. 63 del d.lgs. n. 165 del 2001 è da individuarsi nell’armonizzazione della disciplina relativa al licenziamento del lavoratore pubblico contrattualizzato, così da assicurare, indistintamente, a tutto il personale dipendente, il medesimo meccanismo rimediale a fronte dell’illegittimo recesso da parte del datore di lavoro pubblico.

La disposizione censurata, nel riferirsi al TFR, “fornisce quindi un parametro “astratto” per la liquidazione di un’unica indennità risarcitoria, in aggiunta alla tutela reale prevista per il lavoratore illegittimamente estromesso. Si tratta di una misura risarcitoria di natura forfettaria, non abbisognando di prova in ordine alla quantificazione del danno da parte del lavoratore, che trova peraltro un limite massimo fissato in ventiquattro mensilità di retribuzione, con detrazione del solo aliunde perceptum”.

La mancata scelta del lavoratore di passare dal regime dell’IPS o del TFS a quello del TFR, riguardando la fase fisiologica di chiusura del rapporto lavorativo, secondo la Corte non assume alcun rilievo ai fini della determinazione dell’indennità in questione, che attiene invece a una fase patologica del rapporto stesso.

 

 

https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2025/11/4-e1762249165821.png 882 1024 Admin2 https://www.studiolegalealbi.com/wp-content/uploads/2019/07/logo-albi.png Admin22025-11-04 12:06:562025-11-04 12:06:56L’indennità del dipendente pubblico illegittimamente licenziato deve essere parametrata sulla base retributiva rilevante per il TFR, a prescindere dai diversi emolumenti di fine rapporto previsti
Pagina 3 di 77‹12345›»

Prof.Avv.
Pasqualino Albi

Pasqualino Albi è professore ordinario di diritto del lavoro nel dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa e avvocato giuslavorista. È autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche in materia di diritto del lavoro, fra le quali tre monografie.

Leggi tutto

Iscriviti alla Newsletter

L’iscrizione alla newsletter è gratuita e consente agli iscritti di ricevere e-mail contenenti informazioni, approfondimenti e notizie relative al diritto del lavoro direttamente dallo Studio Legale Albi.

Iscriviti

Studio legale Albi

Copyright © Studio Legale Albi 2014-2025 – P.IVA 01864450505

Contatti | Disclaimer | Privacy | Cookies | Codice deontologico

Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto