Corte Cost. sez. VI, 25 novembre 2016 n. 251– l’incostituzionalità della l. n. 124/2015 (la cd. legge Madia)
La Corte Costituzionale ha parzialmente accolto la censura di costituzionalità mossa dalla regione Veneto contro la legge delega n. 124/2015, sulla riforma delle pubbliche amministrazioni.
La problematicità della legge Madia riguardava la procedura predisposta per l’approvazione dei decreti legislativi: essa, infatti, richiedeva una proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata, anziché previa intesa in sede di Conferenza Stato – Regioni (art. 11, comma 1, lett. a,b, num.2, lett. c, num .1 e 2, lett. e, f, g, h, i, m, n, o, p, q, comma 2. della l. n. 124/2015, inerente la disciplina della dirigenza pubblica).
Secondo quanto previsto dalla Consulta, in caso di materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni, è necessario che il legislatore, in ossequio al principio di leale collaborazione, preveda adeguati strumenti atti a coinvolgere le Regioni o gli altri enti locali interessati.
Il rispetto del vincolo procedurale – ossia la necessaria intesa da raggiungere in sede di Conferenza – è necessario anche qualora la normativa statale debba essere attuata mediante decreti legislativi.
La censura operata dalla Corte Costituzionale è estesa a ogni altra norma della legge Madia che disciplina una forma di raccordo diversa dall’intesa, nelle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni.
In particolare, le norme parzialmente incostituzionali sono le seguenti:
– l’art. 17, comma 1, lett. a, b, c, d, e, f, l, m, o, q, r, s e t, inerente al riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, in combinato disposto con l’art. 16, commi 1 e 4, della medesima legge;
– l’art. 18, lett. a, b, c, e, i, l e m, num. da 1 a 7, in materia di partecipazioni societarie delle pubbliche amministrazioni, in combinato disposto con il già ricordato art. 16, commi 1 e 4;
– l’art. 19, lett. b, c, d, g, h, l, m, n, o, p, s, t, u, sulla disciplina dei servizi pubblici locali di interesse economico generale, in combinato disposto con l’art. 16, commi 1 e 4.
Si tenga presente che l’art. 16, ai commi citati, regola la procedura ritenuta costituzionalmente illegittima per le materie di competenza concorrente.
In seguito alla sentenza n. 251/2016 della Corte Costituzionale, sussiste il rischio che la stessa sorte della legge delega spetti anche ai relativi decreti legislativi; per evitare tale conseguenza, tuttavia, è possibile che il Governo decida di adottare al più presto i decreti correttivi, conformandosi alle statuizioni della Corte.
Tra i decreti legislativi a rischio, vi è indubbiamente il n. 116/2016, in vigore dallo scorso 13 luglio: esso prevede una disciplina molto stringente in materia di licenziamento disciplinare nel pubblico impiego.
Chiaramente, la circostanza che la legge delega sia stata dichiarata parzialmente incostituzionale potrebbe essere rilevante in sede di contenzioso, in particolar modo nel caso in cui venga impugnato un licenziamento disciplinare secondo la disciplina del d.lgs. n. 116/2016.
Anche il d.lgs. n. 175/2016 (il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) sembra soggetto a rischio di tenuta per effetto del potenziale contenzioso, rendendo probabilmente opportuna l’esigenza di un intervento correttivo.
Trasferimenti intra-societari di dipendenti extra UE
/in NormativaCondizioni d’ingresso e soggiorno dei dirigenti, lavoratori specializzati, lavoratori in formazione di Paesi terzi nell’ambito di trasferimenti intra-societari.
In data 23 dicembre 2016, il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame definitivo uno schema di decreto legislativo, che modifica il Testo Unico sull’immigrazione, in attuazione della direttiva n. 2014/66/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei dirigenti, lavoratori specializzati, lavoratori in formazione di Paesi terzi nell’ambito di trasferimenti intra-societari.
Con tale decreto legislativo, il Consiglio dei Ministri ha semplificato le procedure di ingresso dei soggetti citati, rispondendo alla necessità di gestire in modo rapido e trasparente la domanda di manager e lavoratori qualificati non comunitari in succursali o filiali di una società multinazionale, con sede al di fuori dell’UE.
Il decreto prevede altresì una disciplina specifica per i lavoratori che possiedono determinati requisiti, relativi alla durata minima del rapporto di lavoro e al possesso di titoli di studio.
La durata massima del trasferimento è fissata in tre anni per i dirigenti e i lavoratori specializzati, mentre per i tirocinanti tale limite si abbassa a un anno.
Tra il termine del periodo massimo di trasferimento e la presentazione di una nuova domanda deve intercorrere un periodo di pausa pari a tre mesi.
Il decreto legislativo entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
L’incostituzionalità della legge Madia
/in GiurisprudenzaCorte Cost. sez. VI, 25 novembre 2016 n. 251– l’incostituzionalità della l. n. 124/2015 (la cd. legge Madia)
La Corte Costituzionale ha parzialmente accolto la censura di costituzionalità mossa dalla regione Veneto contro la legge delega n. 124/2015, sulla riforma delle pubbliche amministrazioni.
La problematicità della legge Madia riguardava la procedura predisposta per l’approvazione dei decreti legislativi: essa, infatti, richiedeva una proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata, anziché previa intesa in sede di Conferenza Stato – Regioni (art. 11, comma 1, lett. a,b, num.2, lett. c, num .1 e 2, lett. e, f, g, h, i, m, n, o, p, q, comma 2. della l. n. 124/2015, inerente la disciplina della dirigenza pubblica).
Secondo quanto previsto dalla Consulta, in caso di materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni, è necessario che il legislatore, in ossequio al principio di leale collaborazione, preveda adeguati strumenti atti a coinvolgere le Regioni o gli altri enti locali interessati.
Il rispetto del vincolo procedurale – ossia la necessaria intesa da raggiungere in sede di Conferenza – è necessario anche qualora la normativa statale debba essere attuata mediante decreti legislativi.
La censura operata dalla Corte Costituzionale è estesa a ogni altra norma della legge Madia che disciplina una forma di raccordo diversa dall’intesa, nelle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni.
In particolare, le norme parzialmente incostituzionali sono le seguenti:
– l’art. 17, comma 1, lett. a, b, c, d, e, f, l, m, o, q, r, s e t, inerente al riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, in combinato disposto con l’art. 16, commi 1 e 4, della medesima legge;
– l’art. 18, lett. a, b, c, e, i, l e m, num. da 1 a 7, in materia di partecipazioni societarie delle pubbliche amministrazioni, in combinato disposto con il già ricordato art. 16, commi 1 e 4;
– l’art. 19, lett. b, c, d, g, h, l, m, n, o, p, s, t, u, sulla disciplina dei servizi pubblici locali di interesse economico generale, in combinato disposto con l’art. 16, commi 1 e 4.
Si tenga presente che l’art. 16, ai commi citati, regola la procedura ritenuta costituzionalmente illegittima per le materie di competenza concorrente.
In seguito alla sentenza n. 251/2016 della Corte Costituzionale, sussiste il rischio che la stessa sorte della legge delega spetti anche ai relativi decreti legislativi; per evitare tale conseguenza, tuttavia, è possibile che il Governo decida di adottare al più presto i decreti correttivi, conformandosi alle statuizioni della Corte.
Tra i decreti legislativi a rischio, vi è indubbiamente il n. 116/2016, in vigore dallo scorso 13 luglio: esso prevede una disciplina molto stringente in materia di licenziamento disciplinare nel pubblico impiego.
Chiaramente, la circostanza che la legge delega sia stata dichiarata parzialmente incostituzionale potrebbe essere rilevante in sede di contenzioso, in particolar modo nel caso in cui venga impugnato un licenziamento disciplinare secondo la disciplina del d.lgs. n. 116/2016.
Anche il d.lgs. n. 175/2016 (il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) sembra soggetto a rischio di tenuta per effetto del potenziale contenzioso, rendendo probabilmente opportuna l’esigenza di un intervento correttivo.
Ancora su art. 4 stat. lav. e GPS
/in PrassiLa lettura dell’art. 4 St. lav. dell’Ispettorato nazionale del lavoro: l’installazione su autovetture aziendali di apparecchiature di localizzazione satellitare GPS
L’Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito, con la circolare n. 2/2016 dello scorso 7 novembre, le indicazioni sulla corretta lettura dell’art. 4 St. lav., con particolare riferimento all’installazione di strumenti di localizzazione GPS sulle autovetture aziendali.
L’Ispettorato ritiene che, tendenzialmente, i sistemi di geo-localizzazione costituiscano un elemento aggiuntivo rispetto agli strumenti di lavoro, e non siano essi stessi necessari allo svolgimento dell’attività lavorativa.
Pertanto, tali apparecchiature potranno essere installate solo previo accordo con la rappresentanza sindacale. In alternativa all’accordo, è necessaria l’autorizzazione da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
Nel caso in cui, invece, tali sistemi costituiscano veri e propri strumenti di lavoro – ma si tratta di ipotesi molto rare, secondo il parere dello stesso Ispettorato – si può prescindere dalla contrattazione collettiva o dall’autorizzazione.
Verso il rinnovo del CCNL nel pubblico impiego?
/in Contrattazione collettivaIn data 30 novembre 2016, il Ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione ha raggiunto un’intesa con i sindacati Cgil, Cisl e Uil per sottoscrivere l’accordo quadro sulla futura riformulazione del contratto collettivo del pubblico impiego.
Il Governo si è impegnato alla definizione di un intervento legislativo che promuova il riequilibrio, in senso favorevole alla contrattazione, del rapporto tra le fonti che disciplinano il rapporto di lavoro per i dipendenti di tutti i settori, aree e comparti della pubblica amministrazione.
Entrambe le parti hanno manifestato l’intento di individuare misure volte a favorire il miglioramento delle condizioni di lavoro, nonché a individuare nuovi sistemi di valutazione che garantiscano un’adeguata valorizzazione della professionalità e delle competenze.
Ai fini di un miglioramento dell’efficienza della prestazione lavorativa – ma anche dell’efficacia dell’azione amministrativa – le parti si sono altresì impegnate a costruire un ambiente organizzativo e del lavoro che introduca strumenti di monitoraggio delle carenze, mettendo in luce le necessità di riorganizzazione al fine di superare alcune problematiche come la spesa improduttiva e il precariato.
Crisi di impresa e insolvenza. Prospettive di riforma
/in News ed EventiIl prossimo 5 settembre si svolgerà a Pisa, nell’Aula Magna della Scuola Sant’Anna, il Convegno “Crisi di impresa e insolvenza. Prospettive di riforma”.
Al convegno parteciperanno, come relatori, illustri professori, avvocati e commercialisti, nonché il Direttore generale del DGSIA, Cons. Dr. Pasquale Liccardo, il Direttore Generale di Confindustria, Avv. Marcella Panucci, e il Direttore Generale dell’Abi, Dr. Giovanni Sabatini
Al Convegno parteciperà altresì il Vicepresidente del CSM, On. Giovanni Legnini, e il Ministro della Giustizia, On. Andrea Orlando.
Il convegno è l’occasione di un confronto fra esperti sul tema della crisi di impresa nel quadro del processo riformatore messo in atto dalla Commissione Rordorf, ai cui lavori hanno partecipato alcuni dei relatori, che è fin qui approdato al disegno di legge n. 3671 (Delega al Governo per la riforma organica delle discipline della crisi e dell’insolvenza) presentato dal Ministro Orlando lo scorso 11 marzo.
Il Prof. Avv. Pasqualino Albi, membro della Commissione Rordorf, parteciperà al Convegno per occuparsi del tema dei rapporti di lavoro nella crisi di impresa, avuto particolare riguardo alle tutele del lavoro nel quadro della continuità aziendale e del superamento della crisi.
La riforma del terzo settore
/in NormativaÈ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2016, la legge n. 106 del 6 giugno 2016 che delega il Governo alla riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.
La legge delega definisce il terzo settore “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”, specificando che non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche e alle fondazioni bancarie.
L’intervento legislativo ha il fine di “sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione degli articoli 2, 3, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione”.
Per il raggiungimento di tali fini, il Governo è delegato ad adottare, entro i prossimi dodici mesi uno o più decreti legislativi che provvedano: